Cancellazione Protesti

Cancellazione Protesti
Com’è noto, il protesto è l’atto pubblico mediante cui un soggetto all’uopo autorizzato, pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (notaio, ufficiale giudiziario, segretario comunale, ove nel comune di riferimento non vi fosse al disponibilità delle prime due figure) dà atto dell’esibizione di un titolo di credito al debitore e del rifiuto di questi ad adempiere.

Dalla levata di protesto, come anche ci si suole riferire alla procedura, discendono due conseguenze principali:
Anzitutto il titolo di credito (cambiale, tratta, vaglia pagherò, assegno) diviene immediatamente esecutivo ed il creditore, ove ne avesse l’intenzione, potrà rivalersi direttamente sui beni del debitore per soddisfare il proprio interesse.

In secondo luogo, cosa ancor più rilevante, il pubblico ufficiale avrà cura, entro il primo di ogni mese, di comunicare all’Ufficio Protesti, presso la Camera di Commercio territorialmente competente, l’elenco delle procedure espletate fino al 26 del mese precedente, indicando i dati anagrafici del debitore insolvente unitamente alle altre informazioni relative al debito insoluto.

Entro 10 giorni dalla comunicazione, l’Ufficio protesti iscrive il nome del debitore ed i dati relativi al protesto in un apposito pubblico registro informatico, accessibile a chiunque mediante una semplice visura.

Si tratta di una misura estremamente rigida che ha importanti conseguenze finanziarie sul debitore. Questi, infatti, sarà formalmente etichettato, per il periodo di cinque anni (tanto dura l’iscrizione) come soggetto inaffidabile sia da un punto di vista finanziario che contrattuale e, visti i precedenti, difficilmente troverà qualcuno disposto a concedergli un nuovo finanziamento, quale che ne sia la specie.

L’art 4 della legge 77 del 12 febbraio 1955, e successive modifiche, tuttavia, riconosce al debitore protestato il diritto di ottenere la cancellazione anticipata del proprio nome dal registro informatico dei protesti, in presenza di taluni presupposti:
É, anzitutto, necessario, che il debitore abbia provveduto all’integrale pagamento delle somme dovute, oltre interessi e spese maturate;

In secondo luogo, ove il protesto riguardasse un assegno, ovvero, ancora, il pagamento delle somme dovute intervenisse trascorso un anno dalla levata, è necessario che il protestato abbia ottenuto un apposito provvedimento di riabilitazione dal presidente del Tribunale territorialmente competente, ai sensi dell’art. 17 della l. 108/96, e che non siano intervenute nuove procedure di protesto nei suoi confronti;

Da ultimo, è necessario presentare un’apposita istanza alla Camera di Commercio territorialmente competente, indicando analiticamente i dati del debitore e le informazioni relative a ciascun titolo protestato per cui si richiede la cancellazione e corredando l’istanza con la seguente documentazione: il certificato di protesto rilasciato dal pubblico ufficiale al momento della levata; il titolo quietanzato, o la dichiarazione di rifiuto al pagamento del debitore (sebbene sia ammesso anche un certificato bancario di avvenuto deposito vincolato a favore del creditore di una cifra pari alle somme dovute a titolo di capitale, interessi e spese); il provvedimento di riabilitazione del Tribunale, nel caso degli assegni; il pagamento, infine, dei diritti di bollo in misura pari ad euro 14,62.

Contro l’eventuale provvedimento di rigetto è ammesso ricorso presso il Giudice di Pace del luogo in cui risiede il debitore.