Protesto Assegno Bancario

Protesto Assegno Bancario
L’assegno bancario è una particolare specie di titolo di credito mediante cui un soggetto, titolare di un contratto di conto corrente bancario, ordina ad una banca di pagare una determinata somma di denaro, in una determinata data, a favore di un altro soggetto, impiegando, all’uopo, le risorse finanziarie presenti nel proprio conto corrente.

Poiché, com’è evidente, la struttura è del tutto simile a quella di una cambiale tratta, il titolare del conto corrente, colui che ordina il pagamento, vale a dire, prende il nome di traente; chi riceve l’ordine (la banca) è detto trattario, ed il terzo, infine, colui, cioè, che ha diritto alla prestazione pecuniaria, è il beneficiario.

Quest’ultimo potrà, a sua volta, essere chiunque entri in possesso dell’assegno, nel caso di assegni al portatore ovvero un individuo predeterminato e specificamente identificato mediante girata, nel caso in cui, al contrario, si tratti di un all’assegno all’ordine.

Il trattario è tenuto ad effettuare il pagamento a favore del beneficiario solamente nel caso ricorrano due circostanze: anzitutto che il traente fosse legittimato ad emettere assegni in forza di un preciso rapporto contrattuale. In secondo luogo, che questi avesse a disposizione sul proprio conto una quantità di denaro pari, almeno, all’intero importo dell’assegno.

Ove così non fosse, la banca potrà rifiutarsi di effettuare il pagamento e dare conto dell’accaduto ad un pubblico ufficiale affinché si dia seguito alla procedura della levata di protesto. Perché ciò accada, tuttavia, oltre alla carenza di liquidi, è necessario che l’assegno sia stato presentato allo sportello per la riscossione entro i termini legali di esigibilità (otto giorni per gli assegni su piazza e quindici e per quelli fuori piazza).

Il pubblico ufficiale, a questo punto, esibito l’assegno al traente, darà atto del rifiuto di questi al pagamento e comunicherà l’intervenuto protesto al Presidente della Camera di Commercio territorialmente competente. A seguito della levata di protesto, il nome del traente verrà inserito in un registro informatico tenuto dalla stessa Camera di Commercio e visionabile da chiunque (anche on line) - noto in passato con il nome di bollettino dei protesti - e nell’archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento della Banca d'Italia, con conseguente revoca di sistema, divieto, vale a dire, di emissione di nuovi assegni per un periodo di sei mesi.

Il traente protestato viene pertanto a trovarsi in una difficile condizione poiché il marchio del protesto ne sancisce l’inaffidabilità finanziaria precludendogli l’accesso ad ulteriori finanziamenti.

Le soluzioni esperibili, in tali casi, sono soltanto tre:
1. Ottenere la cancellazione dal registro dei protesti, cosa che potrà fare solo previo provvedimento di riabilitazione del Presidente del Tribunale territorialmente competente, decorso un anno dalla levata di protesto, e sempre che non siano frattanto intervenuti, a suo carico, nuovi protesti (ex art. 17 della l. 108/96);
2. Ottenere un prestito cambializzato, mediante la sottoscrizione di cambiali, vale a dire;
3. Chiedere un finanziamento mediante cessione del quinto dello stipendio, nell’ipotesi in cui si tratti di un lavoratore dipendente munito di busta paga o di un pensionato. In tali casi, infatti, la natura certa dell’entrata mensile vale a superare il pregiudizio d’inaffidabilità finanziaria.